LA STORIA DEL CASTELLO DALLE ORIGINI A NOI
1. Prima del castello: la Pieve di San Lorenzo nel IX secolo
1.1 Un luogo sacro prima del castello
Prima ancora che il castello esistesse, quassù c’era già un luogo sacro: la «Pieve» (chiesa con battistero e cimitero) di San Lorenzo è citata già in un documento dell'882.
La chiesa di San Lorenzo è la prima presenza documentata sulla sommità del monte: un punto di riferimento antico, carico di significato, da cui prende forma — secoli dopo — l’intero complesso fortificato.
1.2 Il legame con la sede vescovile di Vercelli
Le fonti del XII secolo attestano che la Pieve già apparteneva alla sede vescovile di Vercelli. Questo legame non è un dettaglio: racconta un rapporto profondo tra il sito, il territorio e il potere religioso dell’epoca.
E non è escluso che il monte fosse frequentato già prima: le evidenze archeologiche suggeriscono la presenza di un abitato di rifugio, forse anteriore al X secolo, in un luogo naturalmente protetto e strategico.
1.3 Quello che vediamo oggi nasce nel XIV secolo
Le strutture visibili oggi, però, appartengono in gran parte a una fase più tarda.
I resti della chiesa che possiamo osservare — in particolare l’area dell’abside — si collegano agli interventi realizzati nel XIV secolo, durante le risistemazioni del castello sotto il dominio visconteo.
È un momento di trasformazione importante, riconoscibile anche nei dettagli costruttivi: il paramento in laterizio e il fregio di mattoni disposti con andamento “scalare” sul tamburo absidale, un elemento decorativo destinato ad avere grande fortuna nelle architetture religiose e civili anche nei secoli successivi.
Accanto a questi interventi, si notano anche materiali di reimpiego: blocchi lapidei provenienti probabilmente da un edificio precedente, come se la chiesa — pur cambiando forma — avesse conservato nel tempo tracce della propria storia più antica.
1.4 La Leggenda di San Filosofo
​Attorno a San Lorenzo si è stratificata anche una storia affascinante, sospesa tra fede e memoria: la tradizione colloca qui la sepoltura di San Filosofo, vescovo di Vercelli. Secondo la leggenda, nel VII secolo si sarebbe rifugiato sul monte per sfuggire ai Longobardi e alle tensioni religiose del tempo. Nel 1573, durante una visita ai ruderi, un vescovo di Vercelli afferma di aver visto ancora una tomba con tracce di iscrizione, ma priva del corpo. Un racconto ripreso da storici ed eruditi già dal XVII secolo, dove la storia documentata lascia spazio al mistero. Si tramanda perfino che le reliquie siano state portate via “con pie intenzioni” da un sacerdote di Lozzolo, forse per renderle oggetto di culto. Ma qui — inevitabilmente — si entra nel territorio delle tradizioni e dei racconti tramandati.
1.5 Dalla leggenda alla vita quotidiana
Verità storica o leggenda, una cosa è certa: il Castello di San Lorenzo nasce e cresce in un contesto in cui il legame con la Chiesa vercellese è fortissimo.
E da questa presenza originaria — la chiesa — si comprende meglio come e perché, col tempo, attorno al monte si sia sviluppato un sistema fortificato e una piccola comunità di persone, destinati a lasciare tracce durature nel territorio.

Resti dell'Abside della Pieve (chiesa) di San Lorezo dopo la ristrutturazione del 2024. Foto M. O. Fogarty

Dettaglio del fregio di laterizi: foto dall'alto della parte sommatale dell'abside della Pieve di San Lorenzo.
Foto M. O. Fogarty, 2024.
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La chiesa di San Lorenzo è attestata fin dal XII secolo e precede la fondazione del castello. I resti visibili oggi appartengono soprattutto al XIV secolo (fase viscontea), ma conservano materiali più antichi. Una tradizione colloca qui anche la leggenda di San Filosofo, vescovo di Vercelli.
2. La nascita del castello: un presidio tra Vercelli e Novara (1187–1190)
2.1 Un confine da difendere
Alla fine del XII secolo, il potente Comune di Vercelli vuole rafforzare la propria presenza in questa zona di confine. È un momento delicato: dall’altra parte del fiume Sesia, il Comune di Novara spinge per espandersi, e la contesa tra i due centri resta sempre aperta.
In questo quadro anche la Valsesia — area di influenza novarese — assume un ruolo strategico. Controllare i passaggi, sorvegliare gli ingressi e presidiare i punti chiave diventa una necessità.
2.2 Accordo con il Vescovo: 1187
Nel 1187 i rappresentanti del Comune di Vercelli — allora tra i più ricchi e potenti dell’Italia settentrionale — avviano contatti con il vescovo Alberto. Per costruire un castello sul monte di San Lorenzo serve infatti la sua collaborazione: il monte appartiene alla Chiesa vercellese e sulla cima esiste già la chiesa di San Lorenzo, presenza antica e simbolica.
L’accordo viene raggiunto in breve tempo: il vescovo si riserva alcuni diritti sul futuro castello e il cantiere può partire.
2.3 Un castello costruito intorno alla chiesa
Tra il 1187 e il 1190 nasce così il Castello di San Lorenzo. La sua particolarità è immediata: non si costruisce “accanto” alla chiesa, ma attorno ad essa. La chiesa viene inglobata all’interno delle mura, diventando parte integrante del nuovo complesso fortificato.
Questa scelta racconta molto della funzione del luogo: un presidio militare, sì, ma anche un segno visibile di potere, controllo e appartenenza territoriale.
2.4 Strade, acque e traffici: un territorio da controllare
Ai piedi del monte passano strade che conducono verso i laghi e oltre le montagne. Sulla Sesia ci sono le chiuse, fondamentali per derivare l’acqua e alimentare i campi: risorse preziose e traffici redditizi, che richiedono attenzione e controllo.
Queste colline, inoltre, erano già apprezzate per la qualità dei vini: un paesaggio agricolo che, ancora oggi, resta parte essenziale dell’identità del territorio.
2.5 Un presidio ma soprattutto un simbolo
Una volta ultimato, il castello viene affidato a un castellano di nomina comunale e a una piccola guarnigione di armati. Il suo ruolo è quello di presidio territoriale, ma la sua funzione più potente è anche un’altra: quella simbolica.
La posizione sommitale amplifica questa dimensione. Da qui si controlla a vista un territorio vastissimo: il castello diventa una presenza inconfondibile nel paesaggio, un punto alto e visibile che comunica autorità e controllo.
2.6 Un sistema difensivo a più livelli
Il progetto non si limita alla cima del monte. È ambizioso e articolato: oltre al fortilizio principale, viene prevista anche una linea difensiva più in basso, in corrispondenza della stretta sella collinare che permette di raggiungere San Lorenzo salendo dalla piana e passando vicino alla zona delle Castelle.
I resti oggi visibili della struttura di ingresso evocano la complessità di questo sistema: probabilmente una torre-porta, collegata a una cinta muraria o a una palizzata. Un accesso pensato non solo per entrare, ma per controllare e difendere.

Vista dal Castello di Gattinara verso la Pianura e verso la Torre delle Castelle. Si capisce la vista strategica. Foto scattata con drone da FT Studio prima del restauro dell'abside.

La chiesa è inglobata all'interno delle mura del castello: nasce il complesso fortificato.
Foto scattata con drone da FT Studio prima del restauro dell'abside e della sostituzione della scala.
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​Tra il 1187 e il 1190 il Comune di Vercelli costruisce il castello di San Lorenzo per presidiare una zona strategica di confine con Novara. Il fortilizio ingloba la chiesa preesistente ed è parte di un sistema difensivo complesso, progettato per controllare viabilità e territorio.
3. Il castello prende forma: pietra, strategia e uomini al suo interno (1190–XVI secolo)
3.1 Un progetto sorprendente per il suo tempo
Il Castello di San Lorenzo nasce da una progettualità di alto livello, rara per questa zona. È una fortificazione pensata in modo unitario, costruita con tecniche raffinate e materiali locali, secondo un’idea precisa: controllare il territorio e trasformare la cima del monte in un punto di riferimento visibile e inespugnabile.
3.2 La forma del castello: torre e recinto
La struttura segue il modello “torre-recinto”: un massiccio recinto perimetrale — irregolare e poligonale — racchiude una torre maestra quadrangolare, isolata e dominante.
Il perimetro non è regolare perché si adatta al terreno, sfruttando al massimo le difese naturali del monte, soprattutto sul lato più scosceso verso il fiume.
All’interno, oltre alla torre, la chiesa di San Lorenzo rimane in posizione elevata, su un piccolo pianoro verso sud: un elemento originario che resta centrale anche quando il castello si sviluppa attorno ad essa.
3.3 Un ingresso intelligente: il portale sopraelevato
L’accesso al sistema sommitale avveniva attraverso un portale sopraelevato, collocato sul lato meridionale. Non era un passaggio qualunque: era protetto da un risvolto delle mura e, con ogni probabilità, si raggiungeva tramite un ponte ligneo esterno rimovibile.
Un dettaglio che racconta bene l’intelligenza difensiva del complesso: entrare non doveva essere semplice, e controllare gli accessi era parte integrante del progetto.
3.4 Spazi aperti, edifici più bassi e vita quotidiana
Il castello non era fatto solo di mura e torre. Intorno alla torre maestra, verso est e verso nord, si trovavano spazi aperti che nel Medioevo potevano ospitare fabbricati più bassi: luoghi di servizio, ricoveri, depositi, aree di presidio.
Ogni castello, anche quando oggi ne restano solo gli elevati e le pietre, era prima di tutto un luogo abitato: persone, oggetti, animali, turni di guardia e piccole routine quotidiane, dentro un paesaggio che si doveva osservare e controllare.
3.5 Una torre particolare: la «gola aperta»
Tra le strutture difensive spicca anche una torre a gola aperta (cioè priva della parete di fondo), collocata nell’angolo sud-orientale: un punto delicato di osservazione e presidio. Si può immaginare che fosse organizzata su livelli lignei sovrapposti, anticipando un modello che avrà grande fortuna nel territorio soprattutto tra XIV e XV secolo.
3.6 Pietra tagliata e precisione costruttiva
Uno degli aspetti più affascinanti del castello è la qualità tecnica della costruzione. In un’area dove spesso si usavano ciottoli e pietrame grezzo “affogati” nella calce, a San Lorenzo si sceglie invece la pietra accuratamente tagliata e squadrata, soprattutto nei punti più importanti.
La torre maestra e il portale di ingresso mostrano blocchi lavorati con cura, squadrati e levigati. Nelle cortine perimetrali compaiono anche materiali meno rifiniti, ma posati comunque con grande perizia.
I pochi laterizi presenti derivano probabilmente dal recupero di materiali già disponibili sul sito: è poco probabile che ne siano stati prodotti di nuovi apposta per il cantiere.

Disegno generato con intelligenza artificiale al solo scopo di aiutare a immaginare il castello come sistema torre recinto. Non si tratta di un'immagine storicamente coerente ma di una suggestione.

A destra i resti della torre a gola aperta alti più di 10 metri. Foto scattata con drone da FT Studio prima del restauro dell'abside.
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​Il Castello di San Lorenzo è progettato come sistema “torre-recinto”: un massiccio recinto poligonale segue il profilo del terreno e racchiude una torre maestra quadrangolare. L’ingresso era sopraelevato e probabilmente raggiungibile tramite un ponte ligneo rimovibile. La costruzione, interamente in pietra, mostra tecniche di alto livello e una notevole cura nei punti più importanti, come torre e portale.
4. I primi castellani e la nascita di Gattinara
4.1 Il castello entra in funzione nel 1190
Dopo l’accordo del 1187, i lavori procedono rapidamente: in circa tre anni il castello è già pienamente operativo. Nel 1190 viene affidato a un castellano, incaricato di custodirlo con l’aiuto di otto uomini armati.
La fiducia non era lasciata al caso: il castellano doveva versare una cauzione importante, assumersi l’impegno per un periodo limitato e — cosa ancora più significativa — trasferirsi nel castello con la propria famiglia. Una misura pensata per garantire fedeltà e continuità anche nei momenti più critici.
4.2 I castellani: fedeltà, controllo, responsabilità
I documenti tramandano anche alcuni nomi di castellani. Tra questi, ad esempio, Olrico di Castelletto, che nel 1213 assume l’incarico impegnandosi a “custodire, salvare e governare” il castello di San Lorenzo.
Non erano figure decorative: il castellano rappresentava il potere che lo aveva nominato, con compiti concreti di difesa, gestione e controllo del presidio.
4.3 Nasce Gattinara: è il 1242
Gli equilibri politici nel Vercellese restano instabili. Per consolidare la sua presenza in questa zona di confine, nel 1242 il Comune di Vercelli decide di fondare ai piedi del monte il borgofranco di Gattinara.
È una città di nuova fondazione che attira gli abitanti dei villaggi vicini grazie a condizioni fiscali favorevoli e a un regime di governo vantaggioso, con un obiettivo chiaro: garantire presenza, stabilità e presidio territoriale.
In questo sistema, il Castello di San Lorenzo non è solo una fortezza: diventa un simbolo visibile del potere comunale vercellese, capace di dominare con lo sguardo la Valsesia, il fiume e la pianura.
4.4 Un ruolo strategico fino al XVI secolo
Con il passare del tempo, il castello resta un punto di riferimento strategico a lungo. Pur non legandosi alle logiche signorili locali, continua a inserirsi in una visione territoriale ampia almeno fino al XVI secolo, quando si alternano fasi di occupazione durante le guerre franco-asburgiche.

Disegno originale realizzato nell'ambito del progetto di recupero del Castello di San Lorenzo dall'artista Mattia Ozino.
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​Dopo l’accordo del 1187, il castello entra rapidamente in funzione: nel 1190 viene affidato a un castellano con una piccola guarnigione armata e obbligo di residenza. I documenti ricordano nomi di castellani incaricati di custodire e governare il presidio. Nel 1242, per rafforzare il controllo del confine, Vercelli fonda ai piedi del monte il borgofranco di Gattinara. Il castello resta un punto strategico e simbolico fino al XVI secolo, anche durante le guerre franco-asburgiche.
5. Vita quotidiana al castello
5.1 Un piccolo presidio ma sempre in allerta
​Abitare al Castello di San Lorenzo non doveva essere semplice. L’isolamento, l’esposizione al vento e la ridotta disponibilità di spazio raccontano un luogo più “funzionale” che comodo.
Già alla fine del XII secolo, la difesa prevista è quella di un piccolo nucleo: otto uomini armati, oltre al castellano e alla sua famiglia. Un presidio essenziale, ma pensato per resistere e sorvegliare.
5.2 Il castellano e la famiglia
Tra XII e XV secolo, i documenti ricordano la permanenza dei castellani nominati, che — per obbligo dell’incarico — dovevano abitare nel castello con moglie e figli.
Non era solo una scelta pratica: era una garanzia di fedeltà. Vivere sul posto significava essere legati al castello e al compito affidato, anche nei momenti più difficili.
5.3 La casa era nella torre maestra
La torre centrale era probabilmente il nucleo residenziale più importante. Possiamo immaginarla organizzata in piani sovrapposti, separati da impalcati in legno: spazi verticali, essenziali, ma sufficienti per custodire persone, provviste e oggetti necessari alla vita quotidiana.
L’ingresso, con ogni probabilità, era in quota e raggiungibile tramite scale che potevano essere ritirate in caso di pericolo: una soluzione semplice e efficace per aumentare la difesa.
5.4 I servizi igienici e altre curiosità
Tra i dettagli più interessanti rimasti oggi si trovano le tracce di un condotto di scarico vicino al portale d’ingresso, che suggeriscono la presenza di una o più latrine interne alla torre.
Non sappiamo con certezza se ci fosse anche un camino, anche se in contesti simili era frequente. Ma i segni materiali che restano permettono comunque di intravedere un aspetto molto concreto della vita in castello: igiene, necessità pratiche, adattamento continuo a uno spazio ridotto.
​Un secondo gruppo di servizi igienici, probabilmente destinato all’uso della guarnigione, sembra essere stato ricavato nello spessore della muratura lungo la cortina occidentale. Gli scarichi erano rivolti verso un punto più defilato e meno visibile, in una zona che in origine affacciava su una ripida scarpata: un dettaglio che unisce necessità e discrezione.
5.5 Acqua, viveri e logistica
La vita in castello dipendeva da una questione fondamentale: l’acqua. Non sappiamo con certezza se fosse presente una cisterna all’interno, anche se è plausibile. È invece improbabile che lo stagno ancora esistente venisse utilizzato stabilmente per l’approvvigionamento.
È interessante però notare la presenza di un pozzo con copertura in muratura sul versante sud-occidentale della collina, a circa un centinaio di metri dal castello: un elemento che racconta quanto la sopravvivenza fosse legata a una logistica esterna, non sempre comoda.
Per il XVI secolo si hanno anche alcune informazioni sugli approvvigionamenti: risultano forniture più regolari di materiali e viveri, spesso a carico della comunità di Gattinara, segno di un legame pratico e organizzato tra il castello e il borgo ai piedi del monte.
5.6 Il vino nel 1500
​La torre resta a lungo lo spazio abitativo di riferimento. Ancora nel 1558, ad esempio, si registra la presenza di botti di vino conservate al suo interno. Nello stesso periodo, la guarnigione spagnola acquartierata nel castello richiede utensili e contenitori per la cucina: un dettaglio che fa sorridere e allo stesso tempo avvicina la storia alla vita reale, fatta di bisogni quotidiani, non solo di guerre e strategie.

In alto la porta originale che conduce alla torre centrale (quella che costituiva la residenza principale). La foto evidenzia l'arco di accesso e i resti della torre dopo il crollo. In basso una foto dell'arco di accesso scattata dall'interno. Foto in alto realizzata con drone fa FT Studio, 2022. Foto in basso di M. O. Fogarty, 2024.

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Il castello ospitava un piccolo presidio: otto uomini armati oltre al castellano e alla famiglia, obbligati a vivere sul posto. La torre maestra era il nucleo abitativo principale, con ingresso in quota e latrine. L’acqua e i viveri richiedevano approvvigionamenti esterni e, nel XVI secolo, risultano forniture sistematiche da parte della comunità di Gattinara.
6. Il castello in guerra
6.1 Un presidio di vedetta
Il Castello di San Lorenzo nasce con una funzione precisa: essere un presidio territoriale. E la sua collocazione in cima al monte lo mantiene al centro dei quadri strategici della zona anche nei secoli successivi, quando molte fortificazioni di pianura vengono abbandonate perché ormai meno efficaci o superate dai nuovi modi di combattere.
Dal Cinquecento, infatti, la guerra cambia: gli eserciti si muovono più velocemente, i conflitti si giocano su territori molto ampi e le esigenze militari diventano sempre più dinamiche.
6.2 Una posizione strategica e ancora oggi unica
La prima difesa di San Lorenzo non è solo la pietra: è la sua posizione.
Il castello non nasce per controllare direttamente le strade di pianura — scendere dai sentieri ripidi richiedeva tempo — ma per essere un punto di osservazione e riferimento, capace di coordinare e orientare azioni più estese sul territorio.
Quassù, la forza è lo sguardo: un luogo da cui leggere il paesaggio e dominare mentalmente lo spazio prima ancora che militarmente.
6.3 Simbolo di potere e delimitazione del confine
Fin dalla fondazione, San Lorenzo è anche un simbolo: la qualità delle strutture e la solidità dell’impianto lo rendono un vero marcatore territoriale del potere istituzionale.
Un segno visibile che afferma presenza, controllo e appartenenza in un’area delicata tra pianura e valle.
Anche nei secoli successivi, il castello continua a intercettare percorsi collinari lungo la linea tra la pianura e la bassa Valsesia: vie meno immediate rispetto alle grandi strade, ma strategiche per spostamenti e collegamenti.
6.4 Piccoli rifacimenti e manutenzioni nel tempo
Una delle cose più sorprendenti è che le caratteristiche strutturali del castello sono così solide da non richiedere, nel tempo, trasformazioni invasive.
Le fonti raccontano soprattutto interventi di risistemazione e adeguamento:
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in epoca viscontea (XIV secolo)
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e poi sul finire del XV secolo
Un segno evidente della qualità del progetto originario e dei materiali impiegati già nel XII secolo.
6.5 Le «bocche di fuoco» contro le nuove armi
Con l’evoluzione della guerra tra XV e XVI secolo entra in scena anche la necessità di collocare armi da fuoco. Alcune aperture e brecce visibili lungo le murature — poco sopra il livello di calpestio e rivolte verso valle — potrebbero essere state realizzate proprio con questo scopo: creare postazioni per le bocche da fuoco e adattare la difesa a tecniche più moderne.
Non si tratta di ricostruzioni radicali, ma di risposte puntuali, pragmatiche: il castello cambia quanto basta per restare efficace.
6.6 Prepararsi all'assedio: legno, scorte, strategie
Tra XV e XVI secolo la documentazione diventa un po’ più abbondante e accenna anche a momenti in cui il castello viene preparato in vista di possibili assedi.
Oltre all’accumulo di scorte e munizioni, possiamo immaginare una serie di apprestamenti in legno che completavano le strutture in muratura, come:
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elementi aggettanti verso l’esterno (battagliere)
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coperture dei camminamenti
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sportelli mobili davanti alle aperture (ventiere)
Soluzioni temporanee, ma fondamentali: perché nei momenti di crisi anche i dettagli possono fare la differenza.

Disegno generato con intelligenza artificiale al solo scopo di aiutare a immaginare il castello in guerra con nuove esigenze militari che portano alla creazione delle aperture a breccia.
Non si tratta di un'immagine storicamente coerente ma di una suggestione per meglio leggere le immagini reali qui sotto

Aperture a breccia ancora ben visibili lungo le mura perimetrali del Castello di San Lorenzo di Gattinara. Foto di M. O. Fogarty, 2024.

Tra XIV e XVI secolo il Castello di San Lorenzo resta un presidio strategico grazie alla posizione e alla qualità delle strutture. Non richiede trasformazioni invasive: in epoca viscontea e alla fine del XV secolo si registrano soprattutto risistemazioni. Con l’evoluzione della guerra compaiono adattamenti puntuali, come aperture per bocche da fuoco e apprestamenti in legno (battagliere, coperture, ventiere) per prepararsi a possibili assedi.
7. Tra guerre e sogni: il castello nel Cinquecento e l’inizio dell’abbandono
7.1 La guerra arriva anche a qui: 1495-1496
Con la fine del XV secolo gli eventi politici precipitano rapidamente. La discesa dei Francesi e l’avvio delle guerre in Italia toccano anche il Castello di San Lorenzo.
Nel 1495 il fortilizio si prepara a sostenere la politica di neutralità adottata dai Savoia, ma l’anno successivo viene espugnato e occupato da uomini valsesiani, affiancati da armati dello Stato di Milano.
7.2 Un ruolo strategico nelle guerre franco-asburgiche
​Nonostante i cambiamenti delle tecniche militari, nel XVI secolo San Lorenzo continua a essere considerato un presidio importante. Durante le guerre franco-asburgiche, soprattutto tra il 1555 e il 1558, tra le sue mura si alternano guarnigioni francesi e spagnole: segno che la sua posizione e le sue strutture conservano ancora valore strategico.
7.3 Il sogno del Cardinale Mercurino Arborio di Gattinara
Nelle descrizioni, il castello immaginato da Mercurino appare come un luogo monumentale: con una grande corte centrale, torri quadrate, spazi ampi e giardini raffinati.
E attorno, un paesaggio quasi ideale — fatto di frutti, coltivazioni e vigne — con richiami a varietà e vini che evocano un’immagine sorprendentemente moderna: un castello come simbolo di potere, ma anche come residenza e giardino nel cuore del territorio.
È una visione affascinante… che però resterà irrealizzata.
7.4 Mercurino e il «Castello dell'Aquila Imperiale»
Nelle descrizioni, il castello immaginato da Mercurino appare come un luogo monumentale: con una grande corte centrale, torri quadrate, spazi ampi e giardini raffinati. E attorno, un paesaggio quasi ideale — fatto di frutti, coltivazioni e vigne — con richiami a varietà e vini che evocano un’immagine sorprendentemente moderna: un castello come simbolo di potere, ma anche come residenza e giardino nel cuore del territorio. È una visione affascinante… che però resterà irrealizzata.
7.5 Cambiano i tempi: il castello non serve più
Dopo la metà del XVI secolo, lo spostamento degli scenari di guerra e il cambiamento delle tattiche militari iniziano a decretare il progressivo abbandono del castello. Le brecce e i crolli non vengono più riparati. Poco a poco le strutture collassano, e San Lorenzo cambia destino: da presidio difensivo a rudere.
7.6 Dal castello ai vigneti
Con il tempo, ciò che resta del castello diventa anche una risorsa materiale: molte parti vengono riutilizzate come cava di pietre, utili per costruire muri e terrazzamenti nei vigneti circostanti.
È un passaggio duro, ma comune nella storia di molte fortificazioni: quando un edificio smette di servire, il paesaggio se ne appropria — e, lentamente, lo trasforma.
Si ringrazia l'archeologo Gabriele Ardizio per il lavoro di ricerca e la redazione di questi testi, riadattati per la fruizione online.

Vigneti e Monte Rosa visti dal Castello di San Lorenzo di Gattinara. Foto di M. O. Fogarty, 2024.
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Laghetto di pertinenza del Castello di San Lorenzo, situato il lato che si affaccia verso Romagnano Sesia e da cui si vede bene il fiume che divide la provincia di Novara dalla provincia di Vercelli. Foto di M. O. Fogarty, 2024.
​Tra fine Quattrocento e Cinquecento il castello viene coinvolto nelle guerre in Italia e nelle guerre franco-asburgiche, con occupazioni e guarnigioni alternanti. Nel frattempo, Mercurino Arborio di Gattinara sogna di trasformarlo nel “Castello dell’Aquila Imperiale”, centro simbolico della sua signoria: un progetto mai realizzato. Dopo la metà del XVI secolo inizia il declino: crolli e brecce non vengono più riparati e il castello diventa progressivamente rudere e cava di materiali.
Il Castello oggi
Oggi, ciò che resta del Castello di San Lorenzo non è un semplice rudere: è un luogo che torna a essere presenza viva nel paesaggio. Dopo secoli di trasformazioni, abbandoni e crolli, il sito è stato recuperato e valorizzato come parco archeologico, in cui le tracce del Medioevo dialogano con i vigneti e con la storia del territorio.
Camminare tra i resti archeologici significa attraversare un tempo lungo: osservare ciò che è sopravvissuto, immaginare ciò che non c’è più, e riscoprire il castello come spazio di cultura, ascolto e esperienza. Un luogo che oggi si apre ai visitatori per essere raccontato, visitato e vissuto con rispetto — come parte integrante dell’identità di Gattinara e dell’Alto Piemonte.
